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La consapevolezza di SE'

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Scritto da Administrator   

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"Svegliarsi e guardare il mondo con occhi nuovi", questo potrebbe essere il punto di partenza per riaprirsi alla vita e intraprendere un percorso di scoperta della ampiezza del mondo che siamo e del mondo che ci circonda.

 

 

  Ciao, oggi affrontiamo il tema della consapevolezza di sé. Ciascuno di noi possiede un'immagine di sé, costruita nel corso degli anni mediante l'integrazione di messaggi provenienti dall'esterno, ciò che dicono di noi genitori, insegnanti, coetanei, e messaggi interni, ovvero come noi valutiamo le nostre azioni ed imprese.
  Possiamo definire la consapevolezza come il conoscere/riconoscere in ogni momento le proprie emozioni, i propri sentimenti e le proprie preferenze.
  Questa conoscenza la potremmo/dovremmo utilizzare per guidare i processi decisionali e per avere una valutazione realistica delle proprie abilità.
  Quando parliamo di crescita e/o evoluzione, pensiamo sempre al bambino e all'adolescente, come se una volta raggiunta l'età adulta il processo evolutivo della nostra vita avesse raggiunto una sua stabilità. Invece il processo di crescita dell'individuo non ha mai fine, perché una volta raggiunta la maturità a livello fisico, è su un piano interiore che c'è ancora uno spazio illimitato per proseguire il cammino verso una più completa consapevolezza di sé.
  Crescere, in ambito psicologico, non vuol dire diventare altro da sé, ma vuol dire avvicinarsi sempre di più a ciò che si è veramente, ottimizzando capacità e potenzialità, riconoscendo e attenuando limiti, superando condizionamenti ormai inutili e imparando a interagire in modo costruttivo con gli altri.

La consapevolezza comprende:

  1. Consapevolezza emotiva: il riconoscimento delle proprie emozioni e dei loro effetti.
  2.  Autovalutazione: conoscenza dei propri punti di forza e dei propri limiti.
  3.  Fiducia in se stessi: sicurezza del proprio valore e delle proprie capacità.

  Consapevolezza emotiva: conosci te stesso Esiste un flusso continuo di sentimenti che scorre parallelo a quello dei nostri pensieri: di fatto abbiamo due menti: una che pensa, l'altra che sente. Questa struttura ci deriva dall'evoluzione: in alcune situazioni dobbiamo essere guidati dalle emozioni (come nel caso di fuga immediata da un pericolo), in altre è bene riflettere sul da farsi. Nella situazione normale queste due menti agiscono in armonia e sono ambedue indispensabili al processo del pensiero.
  Ma quando una mente prende il sopravvento sull'altra possono insorgere problemi: possiamo essere tecnicamente preparati ma essere rifiutati dai colleghi perché siamo concentrati sulla nostra esposizione e non diamo spazio ai loro punti di vista; all'opposto, in una riunione ci facciamo travolgere dall'ira e roviniamo i rapporti con un nostro importante partner.
  Se allora ragione ed emozioni sono due facce del pensiero, la Consapevolezza emotiva rappresenta una competenza di base: rendersi conto in ogni momento dell'influenza che i nostri sentimenti stanno avendo sul nostro ragionamento; rendersi conto delle reazioni emotive che una situazione sta suscitando in noi, per evitare di essere travolti dalle passioni.
  Un altro aspetto della Consapevolezza Emotiva riguarda la coerenza tra i nostri valori e quello che stiamo facendo: se c'è contrasto, avremo una sofferenza psicologica, una "resistenza emotiva", che ci renderà difficile raggiungere risultati eccellenti.
  Per ascoltare la "voce interiore", che esprime i nostri valori, dobbiamo periodicamente concederci una pausa mentale, interrompere il ritmo produttivo e passare del tempo a "riflettere", senza fare apparentemente nulla di "produttivo".
  Autovalutazione: conoscere capacità e limiti
  Possiamo migliorare tutte le competenze emotive: il punto critico è individuare le nostre carenze. Non è un compito semplice: la mente mette in atto delle strategie difensive per proteggerci dalla sofferenza di sapere che per certi aspetti non siamo OK.
  Noi costruiamo infatti una rappresentazione mentale della nostra realtà interiore, così come facciamo per il mondo esterno; cambiare questo modello costa sacrificio e potremmo addirittura non essere pronti a scoprire delle verità su noi stessi.
  Anche gli altri normalmente non ci aiutano a scoprire i nostri punti deboli: è difficile ottenere un feedback chiaro.
  Nonostante la verità possa essere talvolta amara, la conoscenza dei nostri punti deboli rappresenta una base per migliorare nel lavoro e nella vita. Fiducia in se stessi Le nostre prestazioni non dipendono solo dalle nostre capacità, ma dall'immagine che abbiamo di noi stessi. Una percezione distorta delle nostre capacità può condurci da un lato a porci dei limiti inesistenti, ma dall'altro a sopravvalutare le nostre forze, andando incontro a fallimenti.

Fonte: Angelo Bonacci
Personal & Business Coach