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MI VEDO DIVERSA...
MI SENTO DIVERSA...
E' IL MIO CORPO CHE CAMBIA
L'identità femminile per alcune donne si concentra sul corpo su cui si misura la bellezza e la seduttività, confrontandosi con i modelli e gli stereotipi socialmente riconosciuti come belli, affascinanti e piacenti.La difficoltà, sta non solo nel gestire l'immagine corporea nei confronti del sé, ma anche nei confronti dell'altro, andando cioè a confrontarsi con il potere seduttivo e sessuale che il corpo possiede.Il bisogno di accettazione e di essere amate come giovani donne, per quel corpo che cambia (o nonostante il corpo che cambia) è il primo passo per riuscire a costruire la propria identità. Difficile definire la femminilità, perché è un concetto che racchiude l'essere e il sentirsi donna. Va dall'assunzione piena e consapevole di un' identità di genere, da un sentimento che passa dalla seduttività verso il partner alla protettività del comportamento materno; dalla fragilità e dal bisogno di sicurezza, all'aggressività e determinatezza nel difendere ciò che appartiene al proprio mondo. Diventa sempre più complesso capire cos'è la femminilità oggi, perché mascolinità e femminilità si intrecciano nei due sessi in base alle richieste che provengono dalla società. Alla fine diventa chiaro che il fatto che la mente possa essere consapevole è più importante di ciò di cui è consapevole. Si comprende che le figure nello specchio sono meno importanti della sua capacità di rifletterle. Una metafora utilizzata in molti insegnamenti buddhisti è quella della mente come uno specchio limpido che riflette la realtà. Questo specchio è impolverato è reso sporco dalle contaminazioni mentali che deformano e distorcono la realtà. Ripulire lo specchio è la capacità di conoscere se stessi. In termini rogersiani, per conoscere se stessi è necessario ridurre la discrepanza tra l'esperienza di sé ed il concetto di sé, favorendo un senso di apertura ed autoaccettazione che è poi alla base del percorso che va dalla comprensione al cambiamento, all'evoluzione della persona. Il respiro e le sensazioni del corpo sono gli ancoraggi più utilizzati nella pratica della consapevolezza. Un ottimo modo per mantenere la mente aperta e vigile e rallentare il vortice dei pensieri condizionati è la pratica della meditazione, la quale ci permette di conseguire un'attenzione consapevole. La consapevolezza guarisce, perché ci nutre attraverso l'ascolto empatico di noi stessi, liberandoci progressivamente dalla mente critica, reattiva e giudicante, e ci permette di ottenere il miglioramento dell'umore, lo stato di ben-essere, e lo sviluppo della serenità interiore. La consapevolezza permette di prendersi cura di sé.Fidarsi, affidarsi e confidarsi hanno lo stesso etimo, provengono dalla stessa radice, quasi a significare che c'è comunicazione confidenziale solo quando si sperimenta una atmosfera di rispetto e di sicurezza. La fiducia è la condizione preliminare indispensabile per ogni incontro aperto e pienamente umano; per un rapporto di intimità e di confidenza. Un rapporto, cioè, in cui una persona può permettersi di essere se stessa senza indossare maschere, senza recitare parti, senza dovere necessariamente soddisfare le aspettative altrui. Cosa significa "...sono in grado di trasformare la convinzione che la mia immagine riflessa allo specchio non mi appartenga più"? La risposta è che posso attuare una trasformazione dei pensieri che mi porterà a vivere il cambiamento modificando la sequenza "stati d'animo-reazioni-situazioni" che ha generato l'infelicità/malessere: Immaginiamo di essere in un laboratorio chimico e di miscelare una determinata serie di elementi per preparare una bevanda che si suppone sia energetica e salutare e giusta per noi: una volta preparata la nostra miscela, la beviamo e realizziamo che ci procura il mal di stomaco ed anziché rinvigorirci ci fa crollare spossati sul divano; possiamo continuare a credere che ci faccia bene e, nonostante le evidenze, continuare a berla; se invece vogliamo migliorare la nostra miscela dobbiamo variare le proporzioni originali degli elementi usati, oppure aggiungere uno o più nuovi elementi. Per raggiungere l'obiettivo di rendere la bevanda salubre, siamo costretti a trasformarne la ricetta originale: cambiamo degli elementi ed otteniamo il miglioramento. Riportando l'esempio del laboratorio al disagio che ha generato l'Infelicità/malessere, possiamo affermare che nel momento in cui decido di conoscere gli elementi della sequenza "stati d'animo-reazioni-situazioni" e di trasformarli, cambio la chimica del mio terreno interiore sul quale nel passato il disagio ha attecchito: in modo più specifico, sarà quindi necessario esplorare quale stato d'animo abbia originariamente prodotto una reazione, quale sia questa reazione e quali situazioni di vita poco felici abbiamo creato da questi due elementi; altrettanto importante sarà poi decidere di cambiare gli elementi di quella combinazione, quindi impegnarsi a correggere le memorie emozionali registrate nel cervello che alimentano quegli stati d'animo e quei comportamenti reattivi, ed ottenere così nuove situazioni di vita più consone al nostro benessere. Come nell'esempio del laboratorio, anche nel percorso di cambiamento siamo costretti a conoscere la ricetta originale che ha creato il disagio, e spesso questa ricetta ci è inizialmente oscura: per questa ragione serve un aiuto per iniziare la ricerca della stessa. Lo scopo degli operatori di Centro Raziel rivolto alle donne in questo disagio è proprio di offrire un aiuto adeguato e vero, basato su un'esperienza di cambiamento reale e non su una teoria: con il giusto supporto siamo tutti in grado di imparare a riconoscere gli elementi con cui abbiamo creato la ricetta del nostro malessere e siamo quindi in grado di poterla modificare per cominciare a vivere serenamente, in sintonia con noi stessi e con il nostro.
A chi rivolgersi per avere informazioni
Antonietta Verduci - Centro Raziel Venezia-Padova
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