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 Il Counseling oncologico:

quell'Ascolto che Cura

Parlare di cancro fa paura, non solo perché continua a fare morire nonostante gli ampi successi della medicina, ma soprattutto per il modo in cui è entrato nell'immaginario sociale e che ne ha fatto il simbolo della più grande sventura che può capitare ad un individuo e alla sua famiglia. La pericolosità percepita socialmente supera di molto quella associata alle patologie cardiache, che di fatto sono la prima causa di morte in assoluto nella nostra società.

Cosa contribuisce a dare questa fama negativa al tumore?
Succede spesso di sentire dire ad un paziente affetto da cancro, che la diagnosi gli ha cambiato letteralmente la vita, non solo in termini delle sue enormi difficoltà ad adattarsi ai "tempi" e alle conseguenze delle cure – e già questo non è indifferente, ma anche nei termini di un profondo senso di vulnerabilità che la scoperta di avere un cancro gli ha instillato dentro.

Il tumore è un processo patologico che si manifesta all'interno delle cellule e degli organi, ma non può assolutamente essere considerato come una malattia del corpo e basta, riguarda sicuramente la persona nella sua interezza, perché queste cellule e questi organi sono dentro un individuo che produce pensieri, emozioni e sentimenti.

Il paziente oncologico è così doppiamente colpito, da una parte dal dolore del suo corpo che subisce le conseguenze della malattia e spesso anche delle terapie, dall'altra parte dalla sofferenza della sua psiche di fronte ai tanti cambiamenti esistenziali che coinvolgono le sue relazioni familiari, sociali e professionali, compresa la perdita della propria "illusione di immortalità". Quel filo che tiene insieme la percezione della vita si spezza, venendo a mancare il senso di continuità e di progettualità nel tempo, che è sì illusorio, ma che permette a ciascuno di noi di ammortizzare l'angoscia della propria finitezza. Il paziente oncologico comincia a vivere bloccato dentro un traumatico presente, il suo futuro viene improvvisamente a mancare e così anche il senso al suo vivere.
Per tali ragioni, il soffrire di una malattia neoplastica, comporta inesorabilmente una condizione di disagio psicologico che, se non ascoltato, spesso finisce per trasformarsi in una vera e propria patologia psicologica che interferisce con il decorso della malattia aumentandone i costi emozionali e sociali, per non parlare del conseguente malessere che finisce per interessare anche i suoi familiari.

L'assistenza psicologica al paziente oncologico non può più essere considerata un lusso che solo poche e più avvedute strutture oncologiche mettono a disposizione dei propri pazienti. Il paziente, così come i propri familiari, non possono essere lasciati soli di fronte a questa traumatica esperienza.
Gli strumenti medici messi a disposizione del malato sempre più all'avanguardia ed importanti, rischiano però di non essere sufficienti a migliorare la qualità di vita dei pazienti. Trattare anche le ripercussioni di carattere psicologico costituisce un momento importante nel processo complessivo delle cure del cancro.

Ma come può essere aiutato il paziente e i suoi familiari ad affrontare al meglio il loro grave stato di crisi? La parte che ha una rilevanza importante è il processo di ascolto professionale delle esperienze traumatiche portate dai pazienti e dai loro familiari. Spesso la richiesta iniziale è quella di uscire da una sorta di solitudine emozionale che si sono trovati a vivere dal momento in cui il medico gli ha comunicato lo stato di malattia. Talvolta questa esperienza è talmente dolorosa che non può essere condivisa con nessun familiare o amico, perché si teme di addolorarlo con qualcosa che si pensa essere intollerabile. Questo finisce per creare una comunicazione affettiva caratterizzata dal senso di solitudine ed incomprensione che stabilisce, se non addirittura, aumenta l'effetto traumatico dell'evento malattia.

Attraverso un lavoro di counseling psicologico, i pazienti ed i propri familiari, sono aiutati ad uscire dal "segreto emozionale" e a trovare soluzioni più adattive e funzionali rispetto all'esperienza della malattia.
Talvolta questo processo di assistenza si trasforma in una vera e propria terapia del "cancro" con la finalità di agevolare il paziente nel recupero di nuovi significati alla propria esistenza, permettendogli così una delicata ripresa dall'ansia e dalla depressione che appesantisce e spesso aggrava il proprio stato di malattia oncologica.

Definizione di Francesco Scarito Psico-oncologo


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