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IL COUNSELING CON CLIENTI GAY E LESBICHE

razNel 1987, l'American Psychiatric Association (APA), ha introdotto la definizione dell'omosessualità come variante non patologica del comportamento sessuale: "gli omosessuali possiedono una costituzione psichica suscettibile alle patologie né più né meno degli eterosessuali". Nel 1993, la stessa decisione veniva ufficialmente condivisa dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Da questo momento in poi, supportata dalla relativizzazione in corso nella civiltà occidentale, l'omosessualità, si è progressivamente avviata a perdere la caratteristica di diagnosi di comportamento sessuale anormale, privandosi – anche se non del tutto della connotazione negativa storicamente attribuitale. Comunicare la propria omosessualità al mondo vuol dire differenziarsi, aprirsi ad una nuova identità, lontana dal senso di colpa insito nella cultura guidaico-cristiana, per lasciare spazio ad una personalità sana, pur nella sua diversità.

Infatti le resistenze culturali, la stigmatizzazione sociale, i pregiudizi, nei confronti del "diverso", permangono tutt'oggi, sebbene in misura meno rigida.

Potrebbe, ad esempio, l'adolescente omosessuale decidere di mascherare il proprio orientamento sessuale, interiorizzando l'ambiente omofobico di cui è intriso, col rischio di una totale svalutazione del Sé. La successiva presa di coscienza porta al processo di coming out, quale consapevolezza di sé, della propria identità, rendendolo capace di orientarsi nell'ambiente e di far sentire attivamente la propria presenza.

Per ciò che concerne "la relazione d'aiuto", l'approccio Umanistico-Esistenziale trova fra i suoi fondatori Carl Rogers, psicologo e scienziato americano che, negli anni '60/70 ha definito una metodologia e un intervento psicologico/psicoterapico con tecniche mirate ad agevolare la persona nella sua crescita psicologica. Tale approccio (Client Centered Therapy), non si basa soltanto nell'aiutare in senso strettamente terapeutico il "paziente", che qui è chiamato cliente ma pone, nel rapporto e nell'alleanza della relazione che s'instaura fra cliente e counselor, le condizioni ottimali per un'espansione, una crescita esistenziale e per l'autorealizzazione dell'individuo stesso. In quest'ottica il lavoro con Gay Lesbiche e Bisessuali (GLB) è qualcosa di diverso da una terapia che ancor oggi da più parti è ancora tesa alla cura e ad una "normalizzazione", in senso eterosessuale, della persona;diverso poiché facilita (il counselor è chiamato anche facilitator) la persona a diventare ciò che è seguendo le sue personali inclinazioni e caratteristiche.

I counselor del Centro Raziel utilizzano un approccio in cui sono presenti metodi tradizionali ma in una prospettiva non-tradizionale. Non è possibile, infatti, praticare uno stesso metodo per tutti i clienti, o per tutti i gay. Bisogna valorizzare l'utilizzo creativo delle varie metodologie,cercando di "costruire" assieme al cliente il vestito adatto che solo lui può decidere di indossare, come e quando vuole.

CHE COSA SI PREDILIGE NEL NOSTRO PERCORSO DI COUNSELING

1. Il Contatto psicologico.

Il primo contatto è l'incontro che inizia con una fase di pre-contatto, cioè di accoglienza di ascolto in cui il counselor oltre a osservare come il cliente Gay/Lesbica/Bisessuale (GLB) si presenta, sarà anche attento al suo modo di porsi, valutando le sue personali attitudini rispetto a quel cliente. La prima grande difficoltà che incontra chi vuole esplorare il proprio disagio, a partire da un'esperienza di clandestinità e di non detto nemmeno a se stesso è, in realtà, il bisogno di un'accettazione incondizionata dei propri "fantasmi". Con ciò intendiamo dire che solo una modalità di aiuto che si fondi sulla totale accettazione incondizionata dell'individuo (per dirla "alla Rogers"), e che ha quindi come obiettivo intrinseco il rispetto e lo sviluppo della specificità e originalità, può agevolare l'omosessuale a creare la propria identità esistenziale. Noi offriamo uno spazio di sostegno dove si accetta e si permette incondizionatamente l'esplorazione e l'espressione della propria diversità, è anche un'esperienza personale di "coming out".

2. Accoglienza.

Non dimentichiamo che la società ha contribuito notevolmente a distorcere l'autoimmagine dei GLB ed è probabile che questo abbia portato la persona a disagi e processi di vulnerabilità con diversi possibili stati di disorganizzazione emotiva. Nei Centri Raziel si terrà in alta considerazione le caratteristiche degli stadi di autoaccettazione e del coming out (uscire fuori, rivelarsi), con tutte le corresponsioni sul piano della costruzione dell'identità.

Anche se diverse ricerche hanno dimostrato come l'omosessualità per sé non è da considerarsi patologia, essa viene comunque trattata sul piano sociale come disturbo psicologico, disordine mentale, perversione. Il counselor nei Centri Raziel agevolano la comprensione e la consapevolezza di queste incongruenze e l'ansia ad esse associate dando molta importanza al setting e alla postura nel rispondere adeguatamente all'incontro col cliente. Poniamo particolare attenzione alla riservatezza e al ricevere la persona in un luogo adeguato e sicuro da indiscrezioni.

3. La congruenza.

L'autenticità, è una condizione del counselor che si sente nella relazione liberamente e profondamente se stesso. Egli può, per il benessere del cliente, esprimere autenticamente ed empaticamente la propria situazione emotiva attuale, così da sentirsi capace di accettare l'altro nella maniera più incondizionata possibile, senza presentare facciate precostituite e/o ruoli stigmatizzati. La capacità di essere autentico consiste anche nell'aver elaborato i messaggi ricevuti sugli omosessuali, e nell'aver esplorato la propria componente omosessuale e le fantasie di attrazione per le persone dello stesso sesso.

4. L'accettazione incondizionata.

La terapia umanistico-esistenziale sottolinea due elementi fondamentali nell'incontro con il couselor: il primo consiste in una comprensione della persona che non può basarsi sull'analisi cognitiva dei meccanismi comportamentali ma deve considerare l'individuo, e in particolare ciò che esso sperimenta nel qui e ora, come unica fonte di conoscenza; il secondo elemento sottolinea l'importanza dell'accettazione incondizionata" e della "comprensione empatica" della persona da parte del counselor.

5. La comprensione empatica.

In una seduta di counseling l'incontro fra due personalità e la loro inter/relazione sono regolati da ciò che viene definita "empatia"; un processo mediante il quale, sia il counselor sia il cliente, vengono portati ad uscire da se stessi e a fondersi in un'entità psichica comune. Si tratta del mettersi nei panni dell'altro, perdendo temporaneamente la propria identità, uno stato d'identificazione che si espleta tramite la comunicazione e soprattutto attraverso il canale del linguaggio.

E' un modo particolare di comprendere una persona, che può essere attuato solo da chi "ha la capacità di mettersi al posto di un altro", di vedere il mondo come lo vede costui.

Edoardo Giusti (1995) definisce, l'empatia come l'atteggiamento e l'abilità di seguire, afferrare e comprendere il più pienamente possibile l'esperienza soggettiva dell'altro, ponendosi dal suo stesso punto di vista. Il termine empatia deriva dal greco "en-pasco", che tradotto letteralmente vuol dire "provo, sento dentro", ossia riesco a provare e sentire quelle emozioni come se fossi dentro l'altra persona.

Provare empatia non vuol dire, però, identificarsi con l'altro, bloccarne il processo di comprensione di sé o presumere implicitamente di saperlo capire (falsa empatia).

Il primo passo importante per comprendere a fondo il significato del termine empatia è quello di distinguerlo da un altro concetto, simile ma non sovrapponibile:

la simpatia (siun-pasco, provo, sento insieme). E' difficile distinguere questo sentimento da quello vissuto nell'empatia, perché le due disposizioni esprimono, entrambe, lo stato emotivo che si risveglia nell'animo di fronte ai sentimenti altrui. L'empatia riguarda, invece, aspetti cognitivi e emotivi dell'esperienza altrui e si traduce in una partecipazione all'esperienza dell'altro, vissuta come lui la vive, si tratta, in questo caso, di sentirsi come "nei panni" dell'altro. Empatizzare con un'altra persona significa "entrare nel mondo personale dell'altro e starci a proprio agio come a casa propria.

6. La conoscenza del background.

Tutto questo significa che sia agevolatori della relazione eterosessuali sia omosessuali devono essere a conoscenza delle prospettive del background della comunità G/L/B e delle sue risorse, per esempio modelli di relazione intima, (aperte/chiuse, attitudini sessuali, livello di coming out, come il cliente percepisce il proprio corpo, ecc.) per poter entrare meglio nel mondo emotivo dell'altro. I Counselor possono essere particolarmente utili, ed efficaci, con clienti cosiddetti 'diversi' e che stanno esplorando il loro coming out specie nella fase della socializzazione comunitaria. L'aspetto fondamentale dell'empatia e che dà gran forza al processo di cambiamento, sta anche nel saper comunicare il proprio stato emotivo e, per il counselor, questa capacità viene acquisita e rinforzata in un percorso di formazione teso a garantire il benessere e la salute psicologica dei clienti/utenti, e anche la propria.


con_info A chi rivolgersi per avere informazioni

Isabella Marino - Centro Raziel Padova



 

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